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Mi tradisco ogni qual volta l’ultima pagina scritta mi supplica di gettarla. E’ la sua esistenza che do in pasto ad ognuno. Liberi di leggerla, liberi ogni tanto di usarne a piacimento una frase, liberi di gettarla e di credere che non valga nulla. Liberi voi di imprigionarla nella memoria, e così fragile lei da accettarne ogni capriccio. Scritte la notte, quando le tranquillità dei silenzi si confondono alla crudità dei linguaggi, allo sciorinamento delle vite, alla confusa confusione degli anni, al delirio dell’impeto, alla condizione di scrivano. Questo sono, null’altro che un semplice trascrittore. E vi par poco? C’erano e ci sono vite che narrate posseggono quell’insito amaro sapore dell’interminabile….o forse dell’irraggiungibile. No! Volutamente ho atteso che queste mi venissero scaraventate contro dal vento, dai libri, da viaggi infiniti finiti, dalle desertiche solitudini dell’anima, da un io egocentrico, scontroso, schizoide e bastardo. ……………………………
Non temo nulla: né giudizi, né morti, né sconfitte! Dolce destino il mio, di penna e di carta.Questo è signori, e nulla più.


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